venerdì 5 maggio 2017

God's not dead - God's not dead 2


Dopo averli visti entrambi devo dire che il primo è stato più interessante. Che uno sia cattolico, o evangelista o mormone, penso che un film come questo possa far ripensare ai propri valori. Dentro di noi sappiamo cosa è bene e cosa è male, fin dalla nascita, e sentiamo quella vocina che ci sussurra all'orecchio se una cosa è giusta o no. La differenza tra ognuno di noi è che non tutti ascoltiamo quella vocina. Nel primo film mi ha colpito molto lo scontro tra lo studente e il professore. La sfida che affronta il ragazzo per dimostrare l'esistenza di Dio e la sfida che invece deve affrontare il professore per dimostrare il contrario. Il ragazzo parla sì, con prove teologiche di scritti e fatti, ma perlopiù parla per sua esperienza. Nella sua vita ha visto la presenza di Dio ogni giorno per cui la sua fede ha un fondamento e grazie a questo riesce ad andare avanti dimostrando le sue ragioni e convincendo anche altri studenti a credere in Dio. Sempre nel primo film conosciamo persone che affrontano altri drammi e li superano con l'aiuto di Dio, sicuri di poter avere sempre la speranza di un bene più grande. Infine capiamo perché il professore non ha fede. Perché in fondo se non credi in Dio e comunque ti importa dimostrare che non esiste vuol dire solo che in qualche modo sei stato ferito e sei arrabbiato con Lui. E se sei arrabbiato con Lui, significa che in fondo ci credi... 




Nel secondo film ritroviamo la giornalista, guarita dal cancro, la band musicale che suona canzoni su Dio, (Gesù, nello specifico) e il reverendo. La protagonista questa volta è un'insegnante di liceo che durante una lezione di storia risponde ad una domanda di un'alunna sui personaggi storici che hanno fatto la differenza portando l'amore e la pace nel mondo, Gandhi, Martin Luther King e Gesù. Avendo citato anche Gesù, trasformando secondo il consiglio scolastico la lezione di storia in qualcosa di religioso, viene sospesa dal suo incarico, multata e, pena licenziamento, costretta a scusarsi ammettendo di aver sbagliato. Ovviamente lei non pensa di aver fatto qualcosa di sbagliato poiché ha solo risposto ad una domanda durante una lezione e non chiede scusa per non mettere in dubbio la sua fede. Da qui inizia un vero e proprio calvario per l'insegnante, durante il quale verrà messa a paragone con Gesù, quando chiede in preghiera a Dio di allontanare da lei quella prova, (Gesù nel Getzemani quando chiede al Padre di allontanare da Lui quel calice) e ancora quando in aula il suo avvocato farà scegliere alla giuria se credere che lei sia innocente o no (Gesù davanti a Ponzio Pilato o quando il popolo deve decidere se liberare Gesù o Barabba). La verità che verrà mostrata durante il processo è quella che ormai dovunque ha preso piede... Siamo tutti liberi di pensare, di professare una fede, di amare liberamente, ma solo se va bene a chi comanda... altrimenti veniamo zittiti con falsi pretesti. Lei crede in Dio, esiste una libertà individuale di fede, ma se parla della sua fede o del suo credo a qualcuno allora viene condannata con leggi inesistenti su qualunque documento. Non esiste la separazione tra stato e chiesa, né nella costituzione né altrove. Alla fine tutto si risolve per il meglio, grazie alla speranza che ripone in Dio, che non abbandona mai nessuno... anche quando non credi...

Nessun commento:

Posta un commento